L’Amministrazione comunale ha aderito al costituendo comitato d’onore per la per le celebrazioni della canonizzazione della Beata Camilla Battista Varano, presieduto dall’arcivescovo di Camerino mons.Francesco Giovanni Brugnaro. Le celebrazioni per elevare la figlia del conte Giulio Cesare Varano si terranno nel 2010, dopo che la Plenaria della Congregazione delle cause dei santi ha espresso, lo scorso 16 novembre, voto positivo e sua santità il Papa ha autorizzato la pubblicazione del decreto, che firmerà il prossimo 19 febbraio, data in cui sarà fissata la data della cerimonia. Su invito del monastero di Santa Chiara di Camerino, fondato dalla Beata, il sindaco Luigi Bonifazi ha accolto l’invito, visto il sentimento della comunità locale ed il legame della beata con tutto il territorio. Camilla, “la più bella torre dei Varano non fatta di pietra”, la definì nel suo libro “Castelraimondo”, padre Giuseppe Gaggiotti. Ecco la storia della Santa, tratta dal sito della chiesa marchigiana:
Camilla - questo era il suo nome di battesimo - nacque a Camerino nel 1458 da Giulio Cesare Varano, signore della città, e dalla nobildonna Cecchina di Mastro Giacomo. A nove anni, dopo aver ascoltato una predica sulla Passione del francescano Domenico da Leonessa, si propose, ogni venerdì, di “buttare una lacremuccia sola sola, per memoria de quella” (Vita Spirituale, III). Anni più tardi, decise di rendere la sua vita un continuo “venerdì santo”, per il suo grande amore e compassione verso i dolori di Cristo.
Camilla era intelligente, appassionata per lo studio, con una solida cultura umanistica, ed era attratta dal canto e dal ballo. Ma, durante la sua prima giovinezza, si rese conto che la vita di corte non le apparteneva.
A 23 anni, superata l’opposizione dei genitori, divenne Clarissa, nel rigido monastero di Urbino. La sua vocazione era radicata su un forte amore per Gesù Crocifisso e non sulla paura dell’inferno, come ella stessa racconterà nei suoi scritti.
Nel 1484 si trasferì con alcune consorelle a Camerino, dove fondò un monastero di Clarisse nel vecchio edificio degli Olivetani di S. Maria Nova, che fu rinnovato e ampliato dal padre per l’occasione.
Nel 1505 fondò un altro monastero a Fermo e, dopo due anni di permanenza, tornò a Camerino.
Nella sua vita di monaca riuscì a diffondere l’ideale di Santa Chiara, che le si manifestò in una visione, da lei ricordata nelle sue opere.
Successivamente fu provata da infermità fisiche e da molte sofferenze interiori, come l’aridità e le tentazioni.
Ma il dolore più grande fu causato dalla rivolta di Cesare Borgia nel 1502, che portò all’uccisione di suo padre e dei suoi fratelli. Camilla sopportò tutto in nome di quella fede che la fece pregare per gli stessi uccisori dei suoi parenti.
E proprio in quello stesso periodo ricevette alcune grazie mistiche e fece esperienze di elevata contemplazione - visioni e illuminazioni -, di cui i suoi scritti sono una fervida testimonianza.
Un giorno lesse nel cuore di Gesù, in “lettere d’oro grandi et antiche: Ego te diligo Camillam” (Vita spirituale, XII).
Morì a Camerino nel 1524. Il suo corpo, riesumato a pochi anni dalla morte, fu sepolto nella Chiesa delle Clarisse di Camerino, dove tuttora si trova.
Papa Gregorio XVI approvò il suo culto nel 1843, e Leone XIII, nel 1878, ordinò di riaprire il suo processo di canonizzazione.
- Data di pubblicazione: 8 febbraio 2010 ore 17:19
- Autore: Amministrazione comunale






























